Perdersi in un bicchier d’acqua…

Spesso durante una visita oculistica al paziente viene ricordato di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno. Questo suggerimento è molto importante, non solo per l’occhio, perché una corretta idratazione soddisfa il fabbisogno quotidiano di sali minerali e consente di recuperare i liquidi dispersi nelle normali attività e durante l’attività sportiva. Soprattutto dopo intensa attività sportiva e nei periodi molto caldi è importante bere anche più di un litro e mezzo di acqua e, se prescritto, assumere integratori di sali minerali.

Perché l’occhio “ha bisogno di tanta acqua”? Questa domanda potrebbe sorgere spontanea quando l’oculista vi dice di “bere molto”. Il motivo per cui è importante idratarsi è il rischio di disidratazione del “vitreo”. Il vitreo è il mezzo tamponante naturale del nostro occhio ed è quella sostanza trasparente e gelatinosa che si trova dentro l’occhio, più precisamente nello spazio presente tra faccia posteriore del cristallino e retina. Questo tessuto naturale è costituito per gran parte da acqua e fibre collagene che ne costituiscono lo “scheletro”, quando nasciamo è perfettamente aderente alla retina ed è strettamente adeso per evitare che i movimenti del bulbo oculare possano creare delle rotazioni continue, di questa piccola massa, che causerebbero disturbi della vista. Nel corso della vita a causa della disidratazione legata al normale invecchiamento del nostro organismo,o per traumi diretti o indiretti del bulbo oculare, processi infiammatori o interventi chirurgici sul bulbo oculare, il vitreo può subire delle modificazioni nella sua composizione o alterazioni della sua adesione e si vengono a formare i cosiddetti “corpi mobili”, addensamenti filiformi del corpo vitreo, che determinano la visione delle famose “mosche volanti” o miodesopsie. Le miodesopsie non sono altro che la visione delle ombre proiettate sulla nostra retina da questi “corpi mobili”, e come tutti i corpi mobili si muovono seguendo lo spostamento del bulbo oculare, dandoci quella continua sensazione di inafferrabilità che ci porta a dire al nostro oculista “cerco di prenderli ma scappano sempre”.

La percezione dei corpi mobili rappresenta sicuramente un fastidio importante per tutti i pazienti tanto da essere una delle principali motivazioni che porta a sottoporsi ad una visita oculistica. In particolare bisogna sapere che quando si ha questo tipo di problema è opportuno sottoporsi ad “esame del fondo oculare” con dilatazione farmacologica della pupilla per visualizzare nel miglior modo possibile la periferia retinica. Infatti, può succedere che insieme alla formazione dei corpi mobili si creino delle trazioni da parte del vitreo sulla retina responsabili di rotture retiniche periferiche e del distacco posteriore di vitreo. Questi eventi, differenti ma strettamente collegati tra di loro, sono sempre accompagnati dalla percezione di lampi luminosi, i cosiddetti fosfeni, e possono determinare conseguenze più gravi. In particolare, delle rotture retiniche periferiche non diagnosticate e non adeguatamente trattate con argon laser retinico, sono la causa del distacco di retina regmatogeno. Il distacco posteriore di vitreo, invece, è una conseguenza molto comune e si presenta prevalentemente dopo i 40 anni di vita. Nella maggior parte dei casi causa “soltanto” la fastidiosa percezione dei “corpi mobili”, più raramente dà il via ad una cascata di eventi che portano alla formazione della “membrana epiretinica” o “pucker maculare”, per questo motivo in seguito alla diagnosi di “distacco posteriore del vitreo”, oltre all’esame del fondo oculare, può rendersi necessario eseguire l’OCT. Questo esame strumentale permette di visualizzare le iniziali alterazioni della superficie retinica responsabili della formazione della “membrana epiretinica”.

Il mio consiglio, per non perdersi in un bicchier d’acqua, è di sottoporsi a visita oculistica con esame del fondo oculare quando si iniziano a percepire i “corpi mobili “, soprattutto quando accompagnati dalla visione di lampi (fosfeni). Una visita oculistica, in questi casi, può permettere la diagnosi di rottura retinica e, attraverso il trattamento laser della retina, prevenire il distacco della retina.

Dott. Pier Luigi Grenga

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